Prodotto Minimo Funzionante o MVP: di cosa si tratta?

8 Aprile 2022
prodotto minimo funzionante mvp

Tempo di lettura: 5 minuti

In ambito marketing o startup si sente spesso parlare di MVP e di “validazione prodotto”, o anche Prodotto Minimo Funzionante.

Ma cosa rappresenta questa sigla? Come può migliorare il modo di progettare nuovi prodotti e servizi da lanciare sul mercato?

Quando parliamo di MVP, come spesso accade, andiamo a scomodare un acronimo che deriva dalla lingua inglese. Sta per Minimum Viable Product.

Ma nello specifico di cosa si tratta? Scopriamolo insieme!

Il concetto base: risparmio di tempo e denaro

Frank Robinson ha coniato questo termine nel 2001, in una definizione che spiega l’origine di questo concetto che pone al primo posto il risparmio di tempo e denaro, in contrapposizione ad un prodotto/servizio perfetto.

The MVP solves a variety of problems, especially on a product’s first release. Products without required features fail at sunrise but products with too many features cut return and increase risk for both vendor and customer. More, the return-on-risk ratio drops exponentially with an abundance of features. The permutations and combinations of use cases that must be designed for, tested, and fixed increase development staff, development complexity, quality assurance cost, cost of sales, and time to market for the vendor. It increases time to adoption, training, customer dissatisfaction, and level of service required for the customer.

Che tradotto in italiano diventa qualcosa del tipo:

L’MVP risolve una serie di problemi, in particolare nella prima versione di un prodotto. I prodotti senza le funzionalità richieste falliscono in partenza, ma i prodotti con troppe funzionalità riducono il rendimento e aumentano i rischi sia per il fornitore che per il cliente. Inoltre, il rapporto rischio-guadagno diminuisce esponenzialmente con un’abbondanza di funzionalità. Le permutazioni e le combinazioni di casi d’uso che devono essere progettati, testati e corretti aumentano il personale di sviluppo, la complessità dello sviluppo, i costi di garanzia della qualità, il costo delle vendite e il time-to-market per il fornitore. Aumenta il tempo per l’adozione, la formazione, l’insoddisfazione del cliente e il livello di servizio richiesto per il cliente.

Quindi un MVP è un prodotto/servizio lanciato sul mercato con il minimo delle funzionalità indispensabili a rispondere alle necessità, che possono essere specifiche dei clienti o riferite a un bisogno latente.

Dall’idea al prodotto finito in tempi brevi

Seguendo questo schema, si crea un filo diretto tra l’idea iniziale e il prodotto finito, per valutare velocemente cosa fa questo prodotto, a cose serve e come viene recepito dal mercato.

Questo permette di ridurre i costi di messa in opera e di tutta una serie di figure che servono per rendere il prodotto perfetto e completo in ogni sua parte.

Gli strumenti con cui avviene la fase di validazione sono relativamente importanti, perchè il prodotto al momento della vendita effettiva potrà subire ancora numerose modifiche e stravolgimenti. L’importante è restare in un perimetro a basso budget e con tempistica ridotta.

Meglio fatto che perfetto? In questo caso si

A volte, a causa della mancanza di tempo nella realizzazione di un determinato lavoro, si tende a strutturare soltanto le funzionalità principali a discapito di usabilità, design, sicurezza e tanti altri aspetti apparentemente superflui, che possono essere ripresi in un secondo momento.

In questi casi si dice spesso “meglio fatto che perfetto”, come a voler rimarcare un concetto di funzionalità minima a discapito della perfezione.

Esattamente questo è l’approccio che rende possibile la realizzazione di un MVP.

Startup

Le Startup hanno bisogno di presentarsi il prima possibile agli investitori con la loro idea, quindi un MVP è il core iniziale della loro attività. Queste aziende innovative spesso usano strumenti rapidi di prototipazione che poi in un secondo momento verranno sostituiti con qualcosa di più scalabile e stabile nel tempo, sia se si tratta di prodotti fisici, sia in campo software.

Basti pensare al largo utilizzo della stampa 3D, che permette di creare oggetti in piccole tirature, o di software scritti con strumenti low-code e no-code in assenza di un vero e proprio team di sviluppo.

Sono tutti esempi lampanti di MVP: produzione rapida e miglioramento continuo.

Aziende di prodotto

Le aziende con grande esperienza nella vendita o nella realizzazione di prodotti fisici possono usufruire dei vantaggi di un MVP per provare a realizzare idee innovative che il mercato non ha ancora recepito. In questo caso i costi iniziali sono bassi, si può lavorare sul marketing per far conoscere il prodotto e monitorare i dati che arrivano dai clienti, per valutare se accantonare il progetto o se iniziare ad accettare gli ordini.

E’ quello che fanno tutte le grosse aziende, specie in ambito tech: quando lanciano una novità assoluta che dopo qualche mese scompare nell’oblìo, è perchè il pubblico non ha risposto secondo le aspettative iniziali.

Aziende di servizi

Le aziende che si occupano di fornire servizi hanno la possibilità di sperimentare in maniera più ampia per rispondere alle esigenze del cliente.

Limitando gli investimenti di ricerca e sviluppo, si può comunque intervenire sulla promozione di servizi innovativi in maniera rapida ed economica, raccogliendo dei feedback importanti.

La raccolta dei dati in questa fase è di fondamentale importanze per l’analisi dettagliata della situazione.

E’ un giusto compromesso per valutare se proseguire con lo sviluppo di un servizio, modificarlo o accantonarlo definitivamente in caso di mancato interesse.

L’entusiasmo può giocare brutti scherzi

Spesso quando si parte con un’idea che crediamo innovativa, concentriamo tutte le nostre energie per rendere il prodotto perfetto e completo.

Questo allunga i tempi e ci fa impiegare enormi sforzi per portare l’attenzione a dettagli che inizialmente sono irrilevanti se non controproducenti.

Il concetto di utilità

Quello che bisogna avere sempre a mente è il concetto di utilità.

Prima di andare a lavorare su aspetti di secondaria importanza, bisogna farsi alcune domande:

  • Quali sono le funzionalità che servono al cliente?
  • A quali necessità risponde questo prodotto/servizio?
  • Quali sono gli aspetti che possono essere trattati in un secondo momento, senza che il mio MVP perda le caratteristiche essenziali?

Tenendo a mente queste semplici domande si può tenere costantemente il focus sul “come” e sul “perché”. Bisogna cercare di limitare i tratti di “fuoristrada” che fanno perdere tempo a noi, ad eventuali investitori e potenziali clienti.

Prodotto Minimo Funzionante come stile di vita? No grazie

Nonostante sia un modo per fare capolino in nuovi mercati o per valutare la fattibilità di idee innovative, la teoria di qualcosa “fatto, ma non perfetto” non deve diventare un esercizio di routine.

Diventa un approccio dannoso nei confronti della credibilità dell’azienda, crea gravi problemi ai clienti che hanno determinate aspettative su un prodotto/servizio e ci fa entrare in un circolo vizioso da cui è difficile uscire.

La qualità, l’affidabilità e il miglioramento continuo devono essere dei concetti costanti in qualsiasi business. Princìpi fondamentali per perseguire la crescita sia personale (di collaboratori, fornitori e clienti) sia professionale (dell’azienda e del suo indotto).

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