Linkedin per professionisti e non solo

Linkedin per professionisti e non solo
di Fabio Polvara

Leggete e rileggete in vostro profilo LinkedIn, vi piace? Vi convince? Vi rappresenta? Bene!

Scusate se vi dico delle banalità, ma l’intento è quello di fare una piccola sintesi, per poi crearsi gli spazi per approfondire (mi auguro) ogni argomento.

LinkedIn è un altro potentissimo strumento che fa parte della galassia degli strumenti social.
Non lo voglio paragonare a Facebook, ma in realtà può essere utile utilizzare Facebook come unità di misura per rimarcare le differenze.

Principali differenze tra LinkedIn e Facebook

Cominciamo con il dire che da un po’ di tempo a questa parte, nell’ambiente digitale gira un detto che suona dicendo: “LinkedIn si sta Facebook-izzando”; questo sta a significare che esistono ancora delle differenze sostanziali, ma con il passare del tempo sono sempre meno evidenti.

LinkedIn, da sempre, si rivolge ad un’utenza più professionale e in qualche modo qualificata, quindi liberi professionisti di livello e aziende.
Il professionista, su LinkedIn ha la possibilità di presentarsi in modo molto qualificato, di dichiarare la propria posizione lavorativa, anche realizzando una cronologia. Una cosa interessante è che gli altri utenti possono confermare le competenze.

Un altro fattore importante e differenziante rispetto a Facebook è che quest’ultimo ti da la possibilità di effettuare delle ricerche sia per azienda, che per tipologia professionale.

Abbiamo a disposizione anche strumenti di interazione tra i vari utenti, a mio modo di vedere, più coinvolgenti rispetto a quelli di Facebook.

Vorrei condividere anche una percezione, ovvero, se su Facebook è abbastanza usuale trovare aziende o persone che provano a vendere qualcosa, su LinkedIn è un pochino meno scontato e in determinate situazioni, si rivelerebbe fastidioso.

Per fare un esempio, su Facebook c’è un affollamento di persone che provano a venderti il Rolex usato, su LinkedIn, fortunatamente, non ne ho ancora trovate.

Altra questione è quella dei cosiddetti “haters”, ovvero persone che utilizzano linguaggi impropri e denigratori. Ma onestamente, questo è un capitolo che non sono in grado di sviluppare.

Se mi è consentita un’ulteriore semplificazione, su Facebook si lavora sulla quantità, su LinkedIn sulla qualità. Di conseguenza gli argomenti, il modo di porsi, passatemi il termine il “sentiment” che si respira è sostanzialmente differente, quindi anche il linguaggio da utilizzare dovrà essere differente.

Concludo con una considerazione che potremmo ritenere tecnica, cioè l’arco di vita dell’articolo pubblicato su LinkedIn ha una media di visibilità/esistenza più lunga.

In ogni caso, per concludere, mi sentirei di suggerire di curare in modo particolare il proprio profilo di presentazione.

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